ID Chinese Supporter

L’unica via percorribile per diventare padroni della lingua cinese è lo “studio matto e disperatissimo”. Il mio approccio di metalearning, ovvero lo studio sul miglior modo di apprendere questa lingua mi ha consentito di convergere nell’utilizzo di tre soli strumenti oltre il testo didattico. L’ottimo Anki (del quale parlo in quest’articolo), carta e penna (ovviamente), e un programma che ho sviluppato per supportare la ricerca delle informazioni sui caratteri o sui testi: Chinese Supporter.

L’apprendimento dei caratteri, oltre l’assimilazione dell’infinito numero di costrizioni imposte dalla grammatica, è un nodo cruciale durante lo studio di questa lingua. Se inizialmente si pensa che lo i radicali possano essere una chiave di volta per la comprensione dei caratteri e la conseguente semplificazione della sedimentazione mnemonica, ci si rende ben presto conto che anch’essi si dimostrano insufficienti per una corretta decomposizione dei concetti che sono spesso espressi all’interno degli aggregati logici o dei composti fonetici. Perciò durante lo studio delle flashcard è opportuno farsi accompagnare da uno strumento che, una volta selezionati i caratteri, fornisca informazioni più complete sulla loro origine.

Chinese Supporter offre, tra le altre, questa opportunità. Mentre studiate un carattere nuovo e lo copiate in memoria (nel pc!), si aprono immediatamente tutte le fonti che voi selezionate come riferimento, per l’analisi del carattere o del testo. Il miglior aggregatore per le parole che si imparano è sicuramente Anki. Ecco un elenco di informazioni che conviene memorizzare all’interno del set di caratteri creato (i nomi sono stati scelti per compatibilità con il pinyin toolkit plugin): Hanzi (la parola in caratteri cinesi), Pinyin (la pronuncia in Pīnyīn), Italiano (la/le traduzioni), ItalianoDec (la traduzione carattere per carattere, aiuta tantissimo nella memorizzazione), Shifan (un indispensabile esempio d’uso), Notes (note e appunti) e come tag: (i) la lezione di riferimento dalla quale state estraendo il carattere, (ii) la tipologia grammaticale (verbo, sostantivo, classificatore, localizzatore), (iii) il tema (presentazione, viaggi, cucina, etc…). Notare che tutte queste informazioni possono essere poi esportate in formato CSV per la creazione di tabelle di studio ordinate a piacere (scarica il template x ANKI completo di esempi) (scarica  ChineseSupporter ver 110315beta).

In omaggio potere scaricare ChinesePronunciator un semplice ma indispensabile software per carpire i segreti più reconditi della fonetica cinese. Questo software nella sua interfaccia minimalista vi consente di ascoltare e mettere a confronto il suono di tutte le sillabe con i rispettivi toni e la pronuncia delle iniziali e delle finali (scarica ChinesePronunciator ver 110412).

Gli Strumenti Informatici di Analisi

L’interdisciplinarietà dovrebbe, oggigiorno, costituire una delle fondamenta della ricerca. In particolare gli studi analitici non possono prescindere dall’utilizzo degli strumenti informatici per motivi banalmente legati alla complessità dei calcoli e/o alla loro quantità. Questo articolo descrive, mediante alcuni esempi tratti da esperienze reali, i vantaggi nello sfruttamento delle figure professionali con la giusta competenza e gli strumenti idonei, in particolar modo nell’ambito informatico.

Analisi per una rete di trasporto. Diverse persone si riuniscono una giornata intera per l’analisi dei dati raccolti manualmente e riportati in un file Excel. La necessità di eseguire operazioni di pivoting vengono rese difficoltose dalla suddivisione dei dati in più file a causa del limite di gestione del numero di righe nei fogli di calcolo. Con un software creato ad hoc in pochi minuti, l’operazione sarebbe stata immediata, con anche la possibilità dell’aggiunta successiva di ulteriori moduli di analisi, raffinamento e reingegnerizzazione futura di quelli esistenti, creazione di report personalizzati e grafici.

Analisi linguistico-lessicale. Una studentessa ha analizzato il discorso di insediamento dell’ex presidente tedesco, eseguendo un’analisi lessicale delle ricorrenze, l’analisi semantica dei termini, dei campi semantici, l’analisi della sintassi, della correlazione tra i lemmi e lo studio degli scopi per l’articolazione e la strutturazione dei discorsi. Poi, un’analisi dal punto di vista retorico (e.g., mezzi lessicali utilizzati), pragmatico (e.g., situazione, impliciti). Il tutto è stato fatto con il conteggio manuale delle parole dei discorsi in alcune settimane di lavoro. Con un software di semplice progettazione è stato possibile computare istantaneamente i dati statistici relativi alle parole, o la divisione del lessico in categorie semantiche, con il controllo della correlazione tra i termini, e comparando le parti componenti il discorso. Esistono diversi software per l’analisi lessicale, pochi per le lingue non inglesi, e comunque nel caso di operazioni specifiche, il comportamento del software deve essere preferibilmente adattato al particolare contesto in cui opera.

Backup dell’Archivio comunale. Preventivo di 7000 euro in software, hardware, e consulenza per il backup dell’archivio digitale del comune. Con il solo acquisto di alcuni hard disk e lo scaricamento di un prodotto gratuito per il backup incrementale, il problema è stato risolto in modo alternativo e immediato con un costo di poche centinaia di euro.

Interfacce grafiche per l’acquisizione e l’analisi dei dati. Ad esempio quella relativa alle installazioni di impianti fotovoltaici, con relativo calcolo delle superfici a disposizione, dei guadagni sull’esposizione e tanto altro. Un software facilita l’immissione dei dati, ne consente l’analisi da differenti punti di vista, esegue immediatamente calcoli dai più semplici ai più complessi. Un altro esempio è la raccolta dei dati di un diario glicemico, operazione ancora oggi spesso registrata sugli appositi taccuini. La digitalizzazione di tali dati ne consentirebbe invece uno studio più completo, la rappresentazione grafica e la stampa di report personalizzati.

Analisi economico emozionale dei testi. Un docente di economia ha l’idea di studiare l’impatto l’impatto economico indotto da determinati eventi mediante l’analisi delle keyword nei siti specializzati in correlazione al trend economico in corso. Un’operazione di questo tipo è possibile mediante il mining di dati provenienti da vari siti. Con alcuni ben conosciuti algoritmi per la categorizzazione dei testi è possibile analizzare le keyword, confrontarle in base a differenti periodi storici, e utilizzare formule che in base alle caratteristiche lessicali ed emozionali dei testi generino una previsione o identifichino lo stato attuale dei trend economici.

Analisi di serie storiche casuali: Un matematico decide di stabilire quali dei metodi per l’abbattimento dei costi, nelle tecniche che prevedono metodi a rilancio per i giochi d’azzardo, siano più efficaci, in modo eventualmente da selezionare i migliori. A questo proposito è stato creato il programma Roulette Analyzer, che simula il gioco alla roulette, le puntate, ma è anche in grado di caricare database di serie storiche in memoria. O analizzare giocate di miliardi di numeri. Delle serie tiene in memoria tutte le informazioni utili a calcolare qualsiasi tipo di statistica (e.g, ritardi, scarti, conteggi, sia attuali che medi, massimi o assoluti su numeri e tipi (i.e., rosso, nero, pari, dispari, manque, passe, colonne, settori). Nell’interfaccia vengono evidenziati i valori più interessanti, ma l’architettura è versatile e si può modificare in base alle esigenze. I nuovi metodi che è possibile studiare possono contemplare quindi l’utilizzo contemporaneo delle tipologie di giocata, strumento molto interessante, dato che alcuni eventi sono globalmente molto improbabili, anche sui grandi numeri e quindi si può spingere il rischio in una direzione ottimale.

Tanti altri sono i servizi possibili che le ditte di consulenza vi possono fornire. Perciò se avete un’esigenza per il calcolo statistico, per l’interaccia tra dati o tra dati e utenti, e non volete lucare sulle finanze che avete a disposizione approfittate della conoscenza degli informatici.

Archiviare i propri dati

Esistono diversi algoritmi di ordinamento, la selezione dei quali dipende sostanzialmente dal contesto operativo (e.g., struttura o tipologia dei dati) o computazionale (e.g, memoria a disposizione, velocità di calcolo). Ordinare in maniera coerente e archiviare i propri documenti, i propri ricordi è un’operazione che richiede attenzione, pena la perdita dei dati, oppure, problema altrettanto insidioso, l’impossibilità di trovarli o recuperarli con facilità.

La tecnica migliore per l’archiviazione dei propri documenti, che possa prescindere dall’utilizzo di programmi di catalogazione e indicizzazione, è la strutturazione di una gerarchia di cartelle centralizzata, con l’eventuale tagging (i.e., inserzione di ulteriori etichette descrittive) dei nomi dei file. Questo rende facilissima la fase di recupero (è sufficiente raffinare la propria ricerca selezionando di volta in volta la categoria specifica di riferimento, partendo da una directory nota), estremamente semplici le operazioni di backup (abbiamo solo una cartella radice da controllare), e aiuta anche nell’attività di archiviazione, grazie alla tecnica di “archiviazione sedimentaria” che verrà in seguito descritta insieme ai vantaggi dell’approccio appena suggerito.

Il primo passo è creare o selezionare una cartella del proprio hard disk all’interno della quale verranno inseriti tutti i nostri documenti. Già da tempo il sistema operativo Windows fa convergere il salvataggio dei documenti, file multimediali, impostazioni dei software all’interno della cartella Documenti o della cartella dell’utente. All’interno della cartella che avrete scelto possono essere inserite le macro categorie di interesse (e.g., [Musica], [Lavoro], [Immagini], [Video], [Film]). Utilizzare le parentesi quadre aiuta a distinguere le cartelle di categoria dagli elementi appartenenti alla cartella, inoltre fa apparire nell’ordine, prima le cartelle di categoria delle altre. All’interno delle varie macro categorie, possono essere inserite categorie via via più specializzate, in base alle proprie necessità. Ecco qualche esempio di ricerca e memorizzazione all’interno di una struttura gerarchica di questo tipo:

  • La cartella [Musica] contiene tutta la musica digitalizzata e archiviata. Al suo interno ci sono differenti cartelle, ognuna con il nome dell’autore, che al loro interno conterranno il nome dell’album (che inizia con l’anno di uscita se si vuole che l’ordine di apparizione sia cronologico), e con al loro interno i brani (con il loro numero di traccia). Se quindi voglio aprire Flash of  the Blade degli Iron Maiden, aprirò nell’ordine la cartella [Musica], la cartella Iron Maiden, l’album Powerslave e poi la traccia 04 - Flash of the Blade.
  • La cartella [Immagini] contiene tutte le foto scattate o convertite in digitale. Al suo interno vi sono le cartelle relative agli anni (e.g., [2003],[2004],…,[2010],[2011]) e all’interno di ogni cartella vi sono le cartelle contenenti gli eventi con il nome che comincia con il mese e il giorno dell’evento (questo consente di tenere le cartelle ordinate cronologicamente, e di poter eseguire la ricerca per evento) (e.g., [2004]/0526 Pesca dei ricci a Torre dei Corsari). All’interno delle cartelle ci saranno le foto, possibilmente debitamente spurgate dai doppioni o da quelle mal riuscite, e ruotate. Le foto possono essere ulteriormente “taggate” aggiungendo al nome della foto dettagli che potrebbero essere utili durante la fase di ricerca (e.g., DSCN1234 Paracentrotus Lividus).
  • Stessa cosa vale per le cartelle con i videoclip, girati con la telecamera o la macchina fotografica digitale, i film, che possono essere raggruppati per regista, per categoria, etc., o la cartella di lavoro che sarà suddivisa in base alle esigenze di archiviazione.

Un’importante operazione per tutelare l’integrità e la sopravvivenza dei vostri dati al tempo è data dall’operazione di backup. Ci sono ottimi software che consentono di eseguire il backup incrementale (significa che ogni volta vengono aggiornati solo i file aggiunti o modificati). A tal proposito consiglio l’ottimo SyncBackupSE, semplice e gratuito. Anche qui ci si può svincolare dal software eseguendo di tanto in tanto una copia dei propri dati. Ricordate che i supporti ottici (CD, DVD, hanno di solito una vita limitata al decennio), potete usufruire degli ottimi servizi di backup online come DropBox per documenti non troppo riservati. Dal momento che la vostra cartella radice potrà raggiungere dimensioni considerevoli, potrete dislocare le cartelle relative alle sottocategorie in posti differenti. Inoltre è preferibile non accanirsi con il backup di film o musica che può essere rinoleggiata o ridigitalizzata, ma preoccuparsi di tenere i propri documenti in almeno due copie in posti differenti.

Parliamo ora dell’archiviazione sedimentaria. Essa consiste, nel momento in cui si decide che un documento dev’essere archiviato, nella sua deposizione all’interno della sua categoria di interesse, oppure all’interno di una delle cartelle genitrici. Ad esempio, ho un po’ di file in una cartella temporanea che voglio conservare e invece di inserirli ognuno nella rispettiva cartella, li metto all’interno della cartella radice. A questo punto entro nella cartella radice, mi rendo conto che oltre le categorie (riconoscibili dalle “[...]” nel nome) ho altre cartelle o file in attesa di “scivolare” nella categoria d’interesse. Posso dunque distribuirli allo scopo nelle cartelle di pertinenza finché non raggiungono la loro posizione finale. Questa operazione è comoda perché può essere portata avanti in momenti diversi.

Un’altra esigenza può essere quella di distinguere le cartelle temporanee da quelle di archivio. Il suggerimento è di creare la cartella [2222], all’interno della quale si mettono tutti i file e gli archivi. Questi file, o saranno archiviati e dunque risaliranno la china, oppure si deciderà di scartarli e quindi si sposteranno in cartelle con la numerazione più alta. In particolare, da una parte vi saranno la cartella [1111] che contiene i dati da archiviare ma ancora non strutturati, e la cartella [0000] che corrisponde alla cartella radice. Dall’altra vi saranno la cartella [3333] dove invece sono stati spostati i file che potranno essere cancellati. Questi potranno essere spostati nella cartella [4444] cancellazione definitiva (utilizzata anche per le copie di backup), o [5555] all’interno della quale si posono mettere file cancellabili ma ai quali in futuro si vuole ridare uno sguardo, ad esempio e-book non particolarmente interessanti.

Seguendo questi consigli adotterete un metodo efficace e collaudato per tutelare la persistenza dei dati ai quali siete più affezionati, documenti di lavoro, progetti o ricordi.

Android ed Eclipse

Per alcune ragioni politiche non meglio documentate, Google si ostina a promuovere e supportare  sfacciatamente l’utilizzo di Eclipse come IDE per Android. L’utilizzo di questo ambiente di sviluppo potrebbe esservi necessario per (i) utilizzare progetti esistenti, (ii) sfruttare il miglior supporto di Eclipse durante la creazione di interfacce grafiche. Il problema (i) si risolve leggendo il paragrafo Eseguire le Demo… dell’articolo Android e Netbeans, l’esigenza (ii) si soddisfa invece sfruttando l’ottimo tool DroidDraw. Di seguito riporto comunque alcuni consigli per convivere meglio con questo ambiente di sviluppo pesante e anti-intuitivo, nel caso lo si voglia utilizzare a tutti i costi come strumento di supporto.

1) La prima volta che create un’applicazione e la avviate, essa fa partire l’emulatore che avete creato, vi si installa e parte. Se non parte l’applicazione sull’emulatore la avviate voi dal menu delle applicazioni su Android. Dalla seconda volta in poi questo potrebbe non succedere più. Soluzione: Si risolve cancellando dal progetto nel vostro workspace la cartella bin (che contiene il progetto compilato), poi facendo il clean del progetto (il rebuild dovrebbe essere automatico). Tutto tornerà a funzionare come un tempo. Se dovesse continuare a non funzionare provare a riavviare Eclipse, e magari anche il sistema operativo.

2) In molti esempi viene utilizzata la tab “properties” che da la possibilità di visualizzare e impostare facilmente tutte le proprietà di un oggetto, un file xml, e così via. Ma per qualche ragione in alcune versioni di Eclipse essa non è a disposizione. Soluzione: menu Window>Show View>Other>search “properties”, selezionarlo e aggiungerlo. Vi evita di andare a cercarlo dappertutto, anche se stavolta è stato più facile che con la voce “Install New Software” dal menu Help

3) Volete importare un progetto fatto con Eclipse e giustamente lo copiate nel vostro workspace. Ma Eclipse non solo non ve lo mostra ma non vi mette a disposizione neanche un comando di apertura nei menu. Sarebbe troppo intuitivo. Per importare il progetto Eclipse, menu File>Import>General>Existing Project into Workspace. Per qualche motivo se c’è una cartella chiamata General essa rappresenta il 90% delle volte il punto nel quale troverete quello che vi serve.

Aggiungerò man mano altre considerazioni, se poi avete altri problemi cominciate a considerare l’utilizzo di NetBeans.

Rendere GMail perfetto

Gmail è il miglior servizio email presente al momento, non è necessario descrivere i vantaggi legati alla sicurezza, all’intuitività dell’interfaccia, allo spazio e alla moltidudine di strumenti di ricerca, archiviazione e filtraggio a disposizione. Per sfruttarne al meglio tutte le potenzialità consiglio di eseguire le seguenti operazioni:

1) Creare delle etichette e impostare i filtri in modo che le mailing list e le e-community come facebook siano automaticamente direzionate sotto la rispettiva etichetta, possibilmente bypassando l’inbox. L’inbox dovrebbe infatti contenere solo le mail che si desidera controllare o alle quali si deve ancora rispondere, dopodiché esse vanno archiviate mediante l’apposito bottone. Mens sana in inbox sano.

2) Migliorare l’aspetto sfruttando i temi presenti tra i settings. Se usate molto l’interfaccia web di gmail, accontentare l’occhio è altrettanto importante che curarne le caratteristiche tecniche.

3) I gadget da non perdere, si trovano nel reparto lab accessibile cliccando l’iconcina a forma di provretta verde in alto a destra. Alcuni di essi a mio avviso sono molto simpatici, se non indispensabili: Gli Extra Gadget per i servizi google, se utilizzate gli altri servizi e volete tenere ad esempio sott’occhi google documents e calendar; Extra Emoji, per avere qualche migliaio di iconcine in pià rispetto a quelle classiche; E poi Mark as read button, Pictures in chat, Quick Links (indispensabile, vedi punto successivo) etc… controllate la lista.

4) Quick Links: dopo averli attivati potete creare dei link che vi selezionano automaticamente dei gruppi di mail. Ecco qualche esempio: Messaggi non letti (is:unread) se volete visualizzare tutti i messaggi anche già archiviati dai filtri, delle diverse etichette, non ancora letti; Messaggi con attachments (has:attachment); Tutti i messaggi tranne quelli etichettati, i buzz e le chat (-label:mailing -label:blog -label:facebook -is:buzz -is:chat ).

5) Attivare e utilizzare tutti i servizi correlati dell’account di Google, ad esempio:

  • Youtube: vi consente non solo di caricare i vostri video su internet, ma anche di gestire le vostre liste di preferiti, documentari, musicali, spettacoli o altro tenendo sempre tutto a portata di mano sul vostro account.
  • Calendar: per gestire i vostri calendari, separandoli dal punto grafico e organizzativo, consentendovi di avere calendari congiunti con amici o collaboratori
  • Documents: per creare, gestire documenti, spreadsheets, form, disegni, e altro online con tutti gli strumenti collaborativi tipici di questi servizi.

Buon divertimento.

Android e Netbeans – Guida definitiva

Sviluppare su Android con NetBeans è possibile ma macchinoso, e il numero di operazioni che bisogna effettuare per essere operativi è fucina di errori diversi e subdoli. Questo articolo si propone di guidarvi fino al punto in cui godere della vostra prima applicazione per Android, funzionante.

1) Scaricate e installate NetBeans. Questa operazione consiste nello scaricare e installare il Java Development Kit (JDK) e poi l’ambiente di sviluppo (IDE) NetBeans (la versione che preferite). Oppure scricare il bundle (ovvero, JDK e IDE insieme).

2) All’indirizzo http://developer.android.com/sdk/index.html, si scaricano le SDK di Android per la piattaforma d’interesse (es: android-sdk_r07-windows.zip). Meglio scompattare il file nella cartella dove sono installate le sdk di java (es: c:\Programmi\Java). Chiamerò d’ora in poi <android-sdk> la cartella con le sdk di android (es: C:\Programmi\Java\android-sdk-windows).

3) Registrate il path <android-sdk>/tools tra le variabili d’ambiente, es. su windows: Icona “Risorse del Computer”>[Mouse Click Destro]>”Proprietà”>Tab “Avanzate”>Bottone in basso “Variabili d’ambiente”>Voce Path (in “Variabili di sistema”)>Modifica>Valore “Variabile” –> Aggiungere in coda il percorso <android-sdk>/tools (es: C:\Programmi\Java\android-sdk-windows\tools), ricordando il separatore (;) tra un path e l’altro.

4) Installazione delle sdk di Android: bisogna far partire SDK Manager, selezionare “accept all” e premere su “Install”. Ci metterà del tempo. Riavviare quando necessario.

5.1) Installazione della piattaforma di sviluppo su NetBeans: far partire NetBeans. Selezionare menu “Tools”>”Plugins”>bottone “Settings”>bottone “Add” –> Name: nbandroid, URL:  http://kenai.com/downloads/nbandroid/updates.xml.

5.2) Tornare sul Tab “Available Plugins”, cercare “Android”, selezionarlo e installarlo, cliccando e accettando le varie opzioni.

5.3) Aggiungere la piattaforma 2.2 della release 8 (solo per l’esempio, ma selezionate quella che volete) dal menu “Tools”>”Java Platforms”>bottone “Add Platforms”>selezionare “Google Android …”>Inserire il percorso <android-sdk>\platforms\android-8 (es: C:\Programmi\Java\android-sdk-windows\platforms\android-8)>Scrivere Android 2.2 e Selezionare “Android 2.2″>bottone “Finish”.

6) Bisogna installare un emulatore. Si può fare comodamente dall’android skd manager, da Virtual Devices>bottone New, e selezionando le opzioni a piacere. Si può anche fare dalla console con i comandi:

  • >android list target (per avere una lista dei target platform)
  • >android create avd – n <phonename> -t 2 (per creare un emulatore con quel nome e quel target)
  • >android list avd (per avere una lista degli AVD (Android Virtual Devices)

Nota importante: l’emulatore ci mette parecchi minuti prima di partire (di fatto è un sistema operativo). Perciò fatelo partire prima di compilare ed eseguire la vostra applicazione. Basta selezionare device, cliccare su “Start”, e attendere finché scritte più o meno fancy si susseguono fino alla schermata vera e propria del telefonino.

7) Creare una nuova applicazione da NetBeans, menu “File”>”New Project”>”Android”>”Android Application”. Tenendo conto del fatto che l’ActivityName è il nome che date all’applicazione. Nel metodo onCreate(…) della MainActivity, scrivete il codice: TextView tv = new TextView(this); tv.setText(“La mia prima applicazione android!”);  setContentView(tv); Facendo fare a NetBeans gli import necessari. Compilate e avviate, selezionando eventualmente la piattaforma di riferimento, magari una già avviata in precedenza.

Nota: gli spazi nel path (es: C:\Documents And …) possono creare problemi, in ogni caso si consiglia di utilizzare una cartella creata appositamente!

Eseguire le demo presenti nel package Android

Neanche questo è semplice come dovrebbe essere, dal momento che si tratta di esempi pronti. Purtroppo dei buoni esempi valgono almeno quanto un buon manuale, quindi bisogna essere in grado di installarli.

1) Entrare nella cartella di un progetto di esempio, (qui utilizzerò il progetto LunarLander presente nella cartella samples delle sdk di Android), editare il file AndroidManifest.xml e copiare il contenuto del tag package (es:com.example.android.lunarlander).

2) Creare un nuovo progetto Android, chiamarlo come il progetto della Demo (es:LunarLander) e incollare il Package Name. Anche l’ActivityName deve essere uguale a quella del progetto. L’inserzione di questi nomi dopo la copia di un AndroidManifest.xml è comunque è opzionale, con il passaggio successivo queste informazioni verranno sovrascritte.

3) Cancellare tutte le cartelle del progetto, meno le cartelle nbproject e build.xml, e copiare dentro tutte le cartelle del progetto originale. Editare il file nbproject/project.properties inserendo nella variabile main.component il valore com.example.android.lunarlander copiato poc’anzi dal tag package dell’AndroidManifest.xml

Compilazione, esecuzione, eccezioni.

Compilare (gli errori di compilazione spariranno dopo la creazione del file R), ed eseguire.

Se vi venisse dato l’errore d’esecuzione “Error: Activity class blablabla does not exist“, mentre voi vedete benissimo che la classe esiste, editate il file AndroidManifest.xml e aggiungete un punto prima del nome dell’attività (es: android:name=”.LunarLander”).

Se l’applicazione necessita della connessione internet ma non si connette, probabilmente dovete aggiungere sotto il tag manifest dell’AndroidManifest.xml il permesso: <uses-permission android:name=”android.permission.INTERNET” />

Potete risolvere il 90% degli altri errori ripulendo le cartelle, riavviando piattaforme e ambienti di sviluppo.

Buon divertimento.

FlashCards

Le Flashcard sono la rappresentazione, cartacea o elettronica, di un set di informazioni. In genere, ognuna di questa carte conserva la rappresentazione dell’informazione sul dorso e dall’altra la sua descrizione. Questa loro caratteristica consente un loro impiego pratico ed efficiente per la memorizzazione dell’informazione alla quale corrispondono. Mediante un esercizio di stimolazione attiva della memoria, possono infatti consentire l’apprendimento del dato rappresentato. Data una domanda (posta sul dorso della carta), allo studente è richiesto di produrre una risposta, che verrà poi confrontata con quella registrata (sul retro della carta).

L’utilità delle flashcard si può apprezzare particolarmente in ambito informatico per diversi motivi. Intanto la creazione dei deck è resa più semplice dalla possibilità di importare in maniera automatica basi di dati già esistenti, mentre la fruizione è facilitata dall’utilizzo delle interfacce software. Sopratutto, è possibile sfruttare gli algoritmi di ripetizione spaziata che personalizzano la revisione delle carte in base al riscontro sulla difficoltà di assimilazione che lo studente mostra nella fase di studio o di ripetizione. In pratica, monitorando il livello di difficoltà attribuito dallo studente alle informazioni presenti nelle carte e ai suoi errori in fase di ripetizione, è possibile concentrare maggiormente lo studio sulle categorie di studio che presentano più difficoltà.

Potete scaricare un template per la creazione di flashcard di tipo cartaceo. Un ottimo esempio di programma per l’utilizzo della tecnica delle flashcard elettroniche è Anki, un software gratuito, versatilissimo e dall’ottima interfaccia che sfrutta l’algoritmo di ripetizione spaziata per focalizzare lo studio sugli argomenti di maggiore difficoltà oggettiva.

Appunti di Cinese

Dopo il successo della prima edizione, ecco finalmente la nuova edizione di “Appunti di Cinese“.
Imparare le basi della lingua cinese significa comprenderne la grammatica e le raffinate regole della scrittura. Il resto dello studio riguarda l’indispensabile processo di sedimentazione dei caratteri nella memoria a lungo termine. Un cinese ne impara per tutta la sua vita. A parte la sintesi e l’utilizzo di metodi di studio che ne contraddistinguono la struttura, è nelle tecniche di memorizzazione dei caratteri e nel supporto di strumenti informatici che questo testo si diversifica da ogni altro corso classico.

Dopo aver solidificato le basi grammaticali, lo studente affronta lo studio e la memorizzazione delle componenti semantiche fondamentali dei caratteri, senza però trascurare aspetti più pratici, come ad esempio, la creazione di un vocabolario di base per la conversazione. Compendio esaustivo di esercizi per la lettura, la scrittura, e mappe per la memorizzazione dei caratteri, questo manuale raccoglie un metodo rapido, ragionato, innovativo per l’apprendimento della lingua più parlata al mondo.

Il Servo della Luna

“Ruotò lentamente il capo indietro sollevando il petto, la schiena si inarcò tanto da sembrare innaturale. Rise, prima piano, poi sempre più forte. Quel fluido vitale continuò a diffondersi dentro di lui, sostenendo il suo volere.” Da qualche anno una serie di omicidi si susseguono nel capoluogo della Sardegna, Cagliari. I corpi delle donne assassinate subiscono una serie di mutilazioni e l’incisione di una croce rovesciata. Non ci sono però elementi comuni che permettano di identificare una tipologia di vittima e la scarsità di risultati porta al dilagare della psicosi del maniaco, mettendo a dura prova Guido Melis, un commissario di polizia sull’orlo della depressione che dovrà dar fondo a tutte le sue energie per trovare una soluzione all’enigma. L’arrivo dell’FBI, imposto dal potere politico, non dà però i risultati sperati e solo una serie di eventi che si susseguono ad un ritmo serrato permetteranno a Guido di trovare una via per arrivare al serial killer, ma non tutto potrà essere spiegato.
Il primo romanzo di Massimiliano Saba, verrà presentato il 12 Giugno 2010 ore 18,00 al Teatro “Rubino” Ex-vetreria  Pirri.

DomoBuilder

DomoBuilder is a system aimed at abstracting hardware (electronics) and software (applications, systems) tools, allowing to integrate them within the same application so as to build new devices with new behaviors, simplifying the human interaction with them in an easy, intuitive, low cost, and non-invasive way.

Notwithstanding the actual technologies allow us to have systems at our disposal that fulfill the most different needs, their use is often not intuitive and sometimes even more complex than in the past (e.g., the use of the television set is depending today from many decoders, recorders, remote controls, configuration panels more and more rich and less practical). Furthermore, the nature of those devices prevents us from combining them and their functionalities with ease (e.g., generally it is impossible to order the music center to turn on automatically whenever we go back home).

The aim of DomoBuilder is to abstract every kind of information or hardware device in its most general meaning, i.e., every tool that the information and electronic technology make available. Furthermore it centralizes their control, and uniforms their interface, making it simple to interact with them thanks to the integration of special devices explicitly devised to human interface. Finally it allows to connect devices building a more complex and functional system, in which devices can be connected independently from their intrinsic features. DomoBuilder exploits the Morettillo technology.

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